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Quanto tempo impiegano le diverse tecnologie di piani di cottura per elevare la temperatura dell'acqua da 20°C a 95°C.

Per la nostra cucina possiamo scegliere diversi tipi di piani di cottura, non solo dal punto di vista estetico, ma in particolar modo per la tecnologia che utilizzano per trasmettere il calore alle pentole e consentire di cucinare gli alimenti al suo interno.

Sul mercato sono reperibili piani di cottura in vetroceramica, a gas ed elettrici tradizionali. Quelli in vetroceramica possono a loro volta impiegare la tecnologia ad induzione, quella con riscaldamento con resistenze alogene, con resistenze elettriche tradizionali, conosciuto con il nome di piano elettrico radiante, ed infine a gas metano o gpl.

Ognuno di questi piani impiega una tecnologia differente per produrre il calore, un sistema diverso di trasmetterlo ed un consequenziale diverso tempo per la cottura degli alimenti.

La cottura ad induzione avviene tramite delle bobine alimentate ad elettricità che producono un campo magnetico a contatto con la componente ferrosa della pentola, in questo caso non avviene una produzione di calore verso l’esterno, ma direttamente sul fondo dei tegami, ne consegue una ottimizzazione della resa che è pari al 90%.

In un piano cottura elettrico, quindi diciamo che rientrano in questa categoria, seppure con qualche leggere differenza, quello in vetroceramica alogeno, il vetroceramica radiante e quello elettrico classico, il calore è generato dal surriscaldamento della resistenza, classica o alogena, e propagato verso la superficie del piano o verso le piastre, da dove il calore giunge alla pentola. Nel vetroceramica radiante, il calore riscalda prima il piano e poi si propaga alla pentola con una resa del 47%, in quello alogeno la luce infrarossi oltrepassa in parte il piano, che trattiene meno calore, giungendo al tegame con il 58%, mentre in quello tradizionale la resistenza riscalda la piastra, a contatto diretto con la padella, molto lentamente, riuscendo a mantenere maggiormente il calore dopo spento.

In un piano di cottura a gas, quindi in vetroceramica a gas ed il modello tradizionale a gas, il calore è prodotto dalla bruciatura del gas,  propagato alla superficie del piano in vetroceramica o direttamente all’esterno nel modello classico. La resa nel modello classico è del 50%.

Per essere ancora più pratici, diciamo che tutti i piani per far funzionare il proprio sistema di riscaldamento assorbono energia elettrica o gas, quantificabile in watt termici, che si trasformano in altri watt termici sotto forma di calore, del quale in pentola, a seconda della dispersione, ne arriva solo una parte.

Ad esempio un piano ad induzione che assorbe 1200 watt ne porta in pentola il 90% quindi 1100 watt, uno a gas da 2200 watt assorbiti ne porta i l 50% ovvero 1100 watt, mentre l’elettrico passa da 2000 watt a 1100 watt, il 55% (Fonte Siemens).

Da un punto di vista pratico la perdita di potenza e quindi di calore finale alla pentola, genera dei tempi di cottura differenti da una tecnologia all’altra.

Nello specifico un piano di cottura ad induzione per portare ad una temperatura di 95°C 2 litri di acqua, quindi ad ebollizione, impiega 3,13 minuti, un piano di cottura a gas impiega 7,01 minuti, un piano in vetroceramica alogeno 9,5 minuti, un vetroceramica tradizionale 9,54 minuti mentre un piano di cottura elettrico ben 13 minuti (Fonte BSH)

I dati sopra indicati devono comunque considerarsi indicativi ma approssimativi e riferiti a condizioni ben stabilite, al variare delle quali avviene un loro cambiamento. Quindi in base alla potenza termica utilizzata, al tipo alimento da cuocere, al tipo di pentola impiegato ed altro.
 
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