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Quali sono i casi in cui è necessario e per quanto tempo conservare la scatola dell’elettrodomestico.
 
Foto articolo.
Spesso capita di sentirsi dire nel momento in cui si effettua il pagamento di un elettrodomestico, di conservare lo scontrino fiscale comprovante l’acquisto e di conservare la scatola, il tutto per usufruire della garanzia legale.

Allo stesso modo, con molta frequenza capita che per diverse ragioni, la scatola venga buttata o smarrita, ed in periodo di garanzia, nel riportare l’elettrodomestico al rivenditore, di dar vita a delle discussioni per la sua mancanza, quindi il sorgere di problematiche per la gestione della garanzia.

Ma la scatola bisogna conservarla veramente? Cerchiamo di fare chiarezza in merito a questa circostanza, che in alcuni casi lo prevede, ma di norma no!!

Intanto diciamo subito che la normativa che regolamenta la garanzia, non indica di conservare l’imballo dell’elettrodomestico, ma solo quello della prova di acquisto, che nella prassi comune si riferisce allo scontrino, anche se potrebbe anche essere anche altro documento.
Lo scontrino o la fattura, lo ricordiamo, sono parlanti, ovvero su di essi è indicato in modo specifico il modello di elettrodomestico acquistato, oltre alla data e luogo in cui ciò è avvenuto.

Per lo scontrino, apriamo una piccola parentesi sul fatto che con il tempo si sbiadisce, e quindi diventa illeggibile, a tal proposito è opportuno fare dopo l’acquisto una fotocopia o se troppo tardi, cercare di recuperarlo posizionandolo, a debita distanza, sopra una fonte di calore, di solito la fiamma di un accendino, questo creerà un effetto per il quale si annerirà la carta chimica, dando risalto ai caratteri battuti su di esso, rendendolo leggibile. Attenzione a non farlo prendere a fuoco!!

La normativa che disciplina i beni di consumo è unica è riguarda sia i grandi elettrodomestici che i piccoli, dove si presenta questo problema della scatola. Per sfatare il “mito” della scatola, prendiamo il caso in cui acquistiamo una lavatrice o un frigorifero, che se consegnato a domicilio il più delle volte, il suo imballo viene portato via dal padroncino che ha effettuato la consegna, oppure il caso in cui acquistiamo una lavatrice in esposizione, che ci viene venduta senza la scatola, ebbene, in questi casi per eventuali riparazioni o sostituzioni non si fa riferimento alla scatola, eppure la regolamentazione è uguale, cosa cambia?

In realtà richiedere la scatola del frullatore, piuttosto che del forno a microonde è una questione di comodità del rivenditore, che non si vede costretto a imballare l’articolo preso in consegna, quindi farsi carico di una perdita di tempo, che se sommate ad altre condizioni simili diventa un costo da sostenere. La scatola corredata di polistirolo sagomato, garantisce un imballo a prova di trasporto, il che consente all’articolo di viaggiare sicuro da urti e movimentazioni varie.

Allo stesso tempo anche i produttori hanno vantaggio dal ricevere il prodotto con il suo imballo originale, sempre a beneficio dei costi di gestione del reso.

Nel caso invece di un malfunzionamento di un grande elettrodomestico, la prassi non è quella di portarlo al rivenditore, al quale viene solo comunicato e questi a sua volta provvede a farlo visionare sul posto da un tecnico del centro autorizzato, che provvede alla riparazione o al ritiro, se necessario, presso il proprio laboratorio ed in caso di non riparabilità al cambio con uno nuovo, che arriva nell’imballo. In tutto questo non viene richiesto l’ imballo di quello rotto.

Conservare la scatola è invece obbligo in caso in cui ci sia il diritto di ripensamento, cosa che avviene sostanzialmente con gli acquisti effettuati a distanza, dove viene concesso un arco di tempo, solitamente 10 gg, per ripensare all’acquisto fatto, e rendersi conto del prodotto guardandolo dal vivo, questo impone che l’articolo venga restituito non solo con la scatola, ma con tutti gli accessori eventualmente correlati.

Per concludere, appurato che la legge non stabilisce di conservare la scatola, è sempre opportuno tenere presenti le norme di buon senso e le indicazioni che pervengono dal rivenditore presso il quale effettuiamo un acquisto. Quindi se dobbiamo tenere la scatola per alcuni giorni dopo l’acquisto, facciamolo, in quanto, può velocizzare un reso, che comunque si dovrà effettuare, ma possiamo evitare discussioni e perdite di tempo.

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Entrata in vigore nel 1992, l’etichetta energetica ha rivoluzionato positivamente il mercato degli elettrodomestici, spingendo le aziende a produrre prodotti di elevata efficienza energetica. Sono oramai lontani i tempi in cui si vedevano nei negozi prodotti come lavabiancheria, frigoriferi o congelatori di classe C, D addirittura E ed F.

Pubblicato:
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Pubblicato:
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Il 12 aprile 2014 entra in vigore il decreto legge n° 49 pubblicato sulla Gazzetta ufficiale del 14 marzo del 2014, a conclusione del procedimento di attuazione della direttiva europea sul RAEE.

Pubblicato:
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Dopo molti anni nei quali il settore delle televisioni non è stato regolamentato da apposite etichette energetiche indicanti il loro consumo, come avviene invece già da una decina di anni per il grande elettrodomestico, con l’entrata in vigore del regolamento comunitario anche loro hanno l’obbligo di esporre l’energy label.

Pubblicato:
lunedì 19 marzo 2012
 
 
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A fronte dell'acquisto di un nuovo elettrodomestico di uguale natura a quello posseduto, il distributore ha l'obbligo di ritirare gratuitamente la vecchia apparecchiatura.

Pubblicato:
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Pubblicato:
martedì 8 novembre 2011
 
 
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Pubblicato:
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Pubblicato:
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Pubblicato:
venerdì 15 ottobre 2010
 
 
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Pubblicato:
mercoledì 14 agosto 2013
 
 
 
 
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