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L’aria che esce dal condizionatore non è calda, ti spiego il perché.

Una delle cause principali che impedisce al condizionatore di riscaldare è quella dovuta alla mancanza di gas oppure ad una sua perdita. Sono due condizioni che possono sembrare indicare la stessa cosa ma in realtà sono diverse.

La mancanza di gas può verificarsi nel momento in cui viene eseguita l’installazione e la distanza tra lo split ed il motore è tale da necessitare di una aggiunta di gas. Normalmente un’installazione spalla a spalla e con una distanza fino a più di qualche metro, il dato è indicato sulla scheda tecnica di ogni impianto, non necessita dell’aggiunta.

La perdita di gas invece è dovuta alla formazione di un foro nel circuito refrigerante o anche ad un problema di non corretta installazione (cartelle fatte male e non verifica della tenuta del circuito), che nel tempo hanno lasciato fuoriuscire una parte di gas.

In entrambi i casi nel processo di funzionamento essendoci una quantità di gas inferiore al necessario, l’impianto non riesce a riscaldare bene o non riscalda per niente.

Solitamente possiamo dedurre che siamo in assenza di gas, nel momento in cui l’impianto l’anno precedente ha funzionato correttamente e, se così è, significa che si è verificata una perdita. Se dal primo anno ed anche nei successivi il riscaldamento non è ottimale è probabile che, nei casi di distanza oltre il consentito, non è stato aggiunto il gas necessario come indicato dalla scheda tecnica.

Oltre a queste due cause “tecniche” per le quali è necessario l’intervento di un tecnico specializzato, ci sono altre ragioni che possono impedire il riscaldamento. Ragioni, che possono essere risolte in autonomia o non risolte neanche da un tecnico, difatti non sono veri e propri problemi tecnici nel primo caso, bensì degli accorgimenti per il corretto utilizzo, e dei limiti tecnici nel secondo.

Tralasciando problematiche inusuali, che potrebbero invalidare il funzionamento del motore, ad esempio una copertura posta su di esso, la presenza di fogliame e tutto ciò che ne può impedirne un corretto funzionamento, così come la necessità di una puntuale pulizia dei filtri dalla polvere, le cause più comuni sono:

1 - Impostazione scorretta della modalità di funzionamento;
2 - Impianto sottodimensionato;
3 - Temperature esterne troppo rigide.

Prima di entrare nel dettaglio, è necessario fare un’ulteriore precisazione, che potrebbe anche essere messa come 4° punto: ovvero il tempo di attesa. Difatti tra il funzionamento in raffrescamento e quello in riscaldamento, il tempo necessario per la fuoriuscita di aria fresca o calda e differente. Nel primo caso è immediato o al massimo qualche frazione di secondo, nel secondo possono passare 4, 5, 6 minuti ed in periodi dell’anno molto freddi anche di più. Questo tempo è necessario affinché l’impianto esegua l’inversione della valvola a 4 vie, in pratica viene invertito il circuito e successivamente deve avere il tempo di scambiare producendo il calore da immettere nell’ambiente.

Nel funzionamento in riscaldamento pertanto una volta impostata la temperatura e dato l’impulso di accensione può essere necessario attendere anche fino a 10 minuti (casi estremi). Bisogna evitare che in questo frangente si accenda e si spenga l’impianto, pensando che ci sia qualcosa che non va. Tutto questo non farà altro che allungare il tempo necessario per l’immissione di aria calda.

Impostazione scorretta della modalità di funzionamento:

Dopo aver impiegato per tutta la stagione estiva il condizionatore per raffrescare, c’è un periodo di tempo che in alcune zone può essere anche di qualche mese, solitamente da settembre fine anche a fine ottobre, potrebbe non essere necessario riscaldare casa, in cui l’impianto non viene utilizzato.

Con le prime giornate fresche, quando l’accensione dei riscaldamenti può considerarsi eccesiva, molto spesso si può impiegare il condizionatore, questo vale ovviamente anche nei casi in cui sia la fonte di riscaldamento principale e venga utilizzato anche nelle giornate fredde.

Succede spesso che dall’impostazione precedente, con una temperatura magari intorno ai 25°C o quella che sia, la si porta a quella che si desidera nell’ambiente in quel momento, magari lasciandola anche la stessa, ma non considerando che il funzionamento in riscaldamento ha una sua modalità. Difatti sul telecomando si imposta il raffrescamento con il simbolo della neve ed il riscaldamento con quello del sole.Modalità raffreddamento.

Sebbene sia in freddo che in caldo dal telecomando si può impostare una temperatura che varia dai 18° C ai 32° C, può differire leggermente in base all’impianto, il risultato nell’ambiente non è lo stesso. Se lasciamo la modalità freddo e se impostano ad esempio 21° C, mentre fuori ce ne sono ad esempio 15°C si avverte un’aria che può oscillare dal fresco all’appena tiepido.

Nella modalità di riscaldamento invece uscirà calda. Per comprendere il perché la stessa temperature impostata sul telecomando in modalità raffrescamento esce fredda mentre in modalità riscaldamento è calda, si spiega semplicemente con il fatto che la temperatura impostata non è quella dell’aria in uscita dalla split, bensì quella che si desidera fargli raggiungere nell’ambiente. Il cambio di modalità invece trasporta il calore da dentro a fuori in estate e da fuori a dentro in inverno. Ecco perché si verifica il raffreddamento o il riscaldamento.

Modalità raffreddamento.

Nel momento in cui il condizionatore non riscalda, controlliamo subito la modalità di funzionamento, che deve essere sul simbolo del sole. Un altro piccolo segnale che ci consente di capirlo subito è il tempo di attesa per l’uscita dell’aria, abbiamo visto prima che in regime di riscaldamento non è immediata. Conseguentemente se abbiamo intenzione di riscaldare un ambiente ma il condizionatore non riscalda ed appena premiamo il pulsante di accensione del telecomando, esce subito aria fredda o tiepida, stiamo certi che è impostato sulla modalità raffrescamento.

Impianto sottodimensionato:

Causa di uno scarso riscaldamento (dimensionamneto) di un ambiente è l’impiego di un impianto sottodimensionato. Per quanto l’impianto possa mandare aria calda, non riuscirà mai a portare l’ambiente alla temperatura desiderata. Per capire la motivazione è necessario stabilire che il condizionatore riesce a mandare aria ad una temperatura più calda dell’ambiente di circa 20° C, dato che ad ogni modo è variabile per una serie di fattori, ma che prendiamo come riferimento per passare il concetto. Inoltre in base alla potenza dell’impianto la quantità di aria immessa sarà maggiore o inferiore. In un sottodimensionamento il volume di aria dell’ambiente dovrebbe essere trattato dall’impianto e ad ogni passaggio completo risultare più caldo di qualche grado. In questo frangente è da tenere in considerazione il carico termico negativo che lavora al contrario abbassando la temperatura dell’aria. In un dimensionamento corretto, dopo un po’, quei 20° C in più rispetto alla temperatura ambiente, renderanno l’aria in uscita dallo split, sempre più calda e conseguentemente l’ambiente riscaldato e potremo constatare l’aria in uscita bella calda. Nel caso del sottodimensionamento l’ambiente non arriverà mai a riscaldarsi e l’aria emessa dal condizionatore non sarà molto calda, alcune volte tiepida. In questi casi potremmo ravvisare dei miglioramenti in giornate meno rigide.

Temperatura esterne troppo rigide:

Il condizionatore d’aria funziona con un principio di scambio termico, praticato dal refrigerante. Il gas può, a temperature basse congelare e non consentire più lo scambio, di conseguenza perdere di resa, quindi aria meno calda con l’abbassarsi della temperatura esterna o blocco totale. La mancata emissione di aria calda, pertanto in alcuni impianti può dipendere dal troppo freddo. È necessario in fase di scelta, in base alle condizioni climatiche della propria zona, orientarsi su un impianto in grado di funzionare anche a temperature molto basse. Gli intervalli di funzionamento vengono indicati sulle schede tecniche di ogni impianto.

 
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