Spazio trasparente.
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Limitazioni ed inconvenienti del posizionamento del motore in un ambiente chiuso.
 
Il condizionatore come noto è composto da una unità interna, definita split, ed una esterna, detta motore. La prima viene posizionata all’interno dell’ambiente da climatizzare, mentre la seconda è posizionata all’esterno, quindi fuori dall’abitazione.

Prima di concludere l’acquisto bisognerebbe stabilire dove posizionare le due unità, secondo degli accorgimenti, di cui abbiamo parlato nell’articolo relativo alla posizione dello split e quello relativo a quella del motore. Definire preventivamente la posizione è importante al fine di non trovarsi, dopo averlo acquistato nella condizione di non averne una ottimale o addirittura non poterlo installare.

In questo articolo ci focalizzeremo su una condizione particolare, che più volte ci è stata proposta, se può essere considerata una condizione valida o da scartare, ovvero installare il motore, questo succede sovente, in mancanza di uno spazio esterno, in una soffitta o comunque in uno spazio chiuso attiguo all’ambiente da climatizzare.

In assoluto non c’è una risposta, nel senso che a seconda delle condizioni di questo ambiente, si può procedere all’installazione, mentre in altre circostanze è da evitare. Prima di procedere nel definire quale spazio chiuso può considerarsi idoneo e quale invece no, è basilare chiarire il meccanismo di funzionamento del condizionatore, per poterne così in autonomia capire cosa succede e a quali limitazioni ed impedimenti potremmo andare in corso.

Durante il funzionamento, ci riferiamo a quello estivo, quindi in raffreddamento, lo split tratta l’aria che si trova all’interno della stanza, se vuoi approfondire come leggi la guida, privandola del calore e dell’umidità, per rimandarla nella stanza fredda, mentre l’umidità ed il calore vengono portati all’esterno. L’aria calda viene espulsa dalla ventilazione esterna, quindi lo ribadiamo esce dal motore.

Stabilito questo, c’è da considerare che ogni motore ha dei limiti di funzionamento, questo perché funziona con un principio di scambio termico, che logicamente è legato alla temperatura esterna. In particolare in raffreddamento potremmo dire che orientativamente un condizionatore funzione bene ad una temperatura compresa tra i 15° C ed i 43° C. Per essere precisi c’è però da dire che detto intervallo è assolutamente variabile da modello a modello e da marchio a marco, quindi ci possiamo trovare in presenza di intervalli con una forbice molto più allargata in particolar modo verso il basso. A titolo di esempio un Mitsubishi ha un arco di funzionamento che va da -10° C fino a 46°C.

Detto questo, ora abbiamo un quadro completo del funzionamento, sappiamo che l’aria calda viene portata fuori, e che ad una certa temperatura il condizionatore non funziona.

Ora nel concreto possiamo renderci conto, tenendo in considerazione tutti gli altri accorgimenti di cui nell’articolo sulla posizione del motore, che l’installazione in un ambiente chiuso è possibile se l’ambiente è ventilato, se la temperatura non è elevata e comunque riesce a rimanere sotto un certo valore.

Per fare un esempio concreto ed avanzare delle ipotesi, se ci troviamo ad avere un ambiente chiuso, nello specifico una mansarda o un sottotetto, dove la temperatura nei picchi di calore può raggiungere i 38° C, i 40° C o anche più, è facile che montandovi un motore, l’aria calda che vi veicola, farà ulteriormente alzare la temperatura in pochissimo tempo, portandola al di spora del limite tecnico di funzionamento, inficiando così il funzionamento dell’impianto, che si bloccherà.

Se la stessa mansarda è un  ambiente grande, e gode di una buona ventilazione, che riesce a garantire un ricambio d’aria costante, quindi in grado di tenere la temperatura sempre al di sotto del limite menzionato, allora l’installazione in detto ambiente può essere effettuata.

Ricordiamo che l’avvicinarsi ad un limite tecnico di funzionamento tende a far diminuire di efficienza l’impianto.

 

 
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Un condizionatore d’aria in pompa di calore è dotato di diverse modalità di funzionamento, che gli consento di poter essere impiegato in circostanze e condizioni ambientali differenti. Nella maggior parte dei modelli troviamo quattro modalità: raffreddamento, riscaldamento, deumidificazione e ventilazione, tutte funzioni di cui abbiamo ampiamente parlato in altri articoli.
 
 
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Il condizionatore portatile come quello fisso, si differenzia oltre che per le caratteristiche funzionali specifiche , che ogni singolo modello può vantare, per la capacità termica, ovvero, per dirla molto semplicemente, per la quantità di aria che riesce a mandare.
 
 
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Una volta che si è deciso, se protendere verso l'acquisto di un condizionatore fisso piuttosto che un modello portatile, è necessario stabilire quale potenza scegliere. Difatti i vari modelli che sono presenti sul mercato, dispongono di potenze termiche diverse e pertanto tra queste potenze dobbiamo scegliere qual è la più indicata per le nostre esigenze.
 
 
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Tra le varie funzioni di cui dispongono i condizionatori d’aria residenziali, per intenderci i classici split che vengono installati in casa e che consentono di raffrescare o riscaldare un ambiente, c’è quelle destinata alla notte.
 
 
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In un precedente articolo ci eravamo già occupati dei passaggi che erano avvenuti nel tempo, tra i diversi gas del condizionatore, quindi del vecchissimo R 22, al passaggio al gas R407C, per poi arrivare in tempi non molto lontani al più performante e meno inquinante (in caso di dispersione), del gas R410A.
 
 
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Per affrontare tempestivamente le ondate di calore, la soluzione immediata è il climatizzatore portatile. Diversamente dal fisso non ha bisogno di installazione, e può essere spostato da un ambiante ad un atro, grazie alle comode rotelle poste sotto il mobile.
 
 

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