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Lavatrice in classe A non tutti i programmi garantiscono il basso consumo, vediamo come risparmiare.
 
Il panorama delle lavatrici proposte sul mercato ha raggiunto per quanto riguarda il consumo di energia elettrica dei risultati degni di grande apprezzamento. Non sono più commercializzate, anche perché non sono più prodotte, almeno per quanto riguarda la maggior parte dei mercati, lavatrici di classe inferiore alla A.

Non si trovano più le classi B, C ed altro e la costante necessità di miglioramento richiesta dal mercato e dalle normative, ha generato una presenza molto importante di lavatrici in classe A+, A++ ed A+++.

L’orientamento all’acquisto, al di la se ci si sofferma su un prodotto economico o su uno di fascia medio/alta, se si è alla ricerca di prestazioni di lavaggio o meglio di funzionalità utili per le esigenze dell’utilizzatore, è guidato da un faro comune a tutti, ovvero la classe energetica migliore. In ogni caso come minimo una lavatrice di classe energetica A.

In merito alla classe A o a classi ancora più performanti bisogna fare delle considerazioni sul consumo. Esso è indicato, obbligatoriamente ed in modo chiaro sulla targhetta energetica, meglio nota come Energy Label, presente ed applicata su ogni prodotto esposto nei negozi per la vendita al pubblico. Bisogna però sapere che il consumo dichiarato è riferito solo ed esclusivamente al lavaggio del carico pieno di cotone ad una temperatura di 60C°. Succede quindi, che ogni volta che impostiamo un programma diverso, da quello preso in riferimento dalla normativa per confrontare i consumi delle varie lavatrici, avremo un consumo diverso.

Detta diversità non è necessariamente espressione di un dato maggiore rispetto al consumo dichiarato, ma può essere anche inferiore. Per fare degli esempi pratici lavando a freddo potremmo avere un consumo intorno a 0,5 kwh ed anche meno, ma impiegando una temperatura più alta dello standard come ad esempio di 90°C il consumo potrebbe salire fino ai 2 kwh per il ciclo di lavaggio. Fondamentalmente in base alla temperatura ed anche al ciclo di lavaggio impostato avremo un consumo variabile. Su alcuni libretti di istruzioni sono indicati i consumi energetici in base ai diversi programmi di lavaggio.

Il consumo inoltre può variare in base alla pressione, alla durezza ad alla temperatura dell’acqua in ingresso. Incidono anche l’ambiente o meglio la temperatura dell’ambiente nel quale è installata la lavatrice, la quantità di capi inseriti e la loro natura, il tipo e la quantità di detersivo utilizzato, ed ancora le impostazioni supplementari selezionate per il lavaggio.

Considerati tutti questi aspetti vediamo quali accorgimenti possiamo adottare al fine di ottimizzare sempre il consumo energetico.

Il primo grande risparmio lo otteniamo al momento dell’acquisto, quando nella scelta non ci lasciamo fuorviare da prestazioni o capacità di carico che non sono indispensabili per le nostre esigenze. Così è importante scegliere un cestello con una capienza che non vada oltre il nostro carico abituale ed una tecnologia, che sia in grado di gestire in modo autonomo il consumo di energia e di acqua in base alla quantità di tessuti messi a lavare.

Il secondo lo otteniamo quando scegliamo un ciclo di lavaggio. Dopo aver diviso i tessuti per tipologia e grado di sporco, così da impostare un ciclo di lavaggio idoneo per il tipo di bucato inserito, è consigliabile la scelta di programmi a bassa temperatura e di lunga durata, come può essere un ciclo eco, che garantisce uno stesso risultato di lavaggio riducendo il consumo di energia.

Nel lavaggio è fondamentale anche il non eccessivo impiego di detersivo. I motivi sono essenzialmente due, il primo legato alla buona riuscita del lavaggio, il secondo al consumo. L’impiego di troppo detersivo non lava meglio ed a fine lavaggio gli indumenti rimangono pieni di detersivo e possono risultare fastidiosi quando indossati. Lavatrici dotate di dispositivi elettronici, sono in grado di identificare la rimanenza di detersivo e riproporre dei risciacqui aggiuntivi fino a che non viene eliminato completamente il residuo, questo comporta un considerevole consumo di acqua in più.

 

 
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Nell’arco di pochissimi anni l’evoluzione tecnologia ha coinvolto moltissimi settori, ed abbiamo assistito ad un veloce processo di cambiamento di tanti prodotti, che fino a quel momento, proponevano un funzionamento basato su processi meccanici. Oltre alla più palese delle evoluzioni tecnologiche, quella che ha coinvolto il mondo della comunicazione, c’è quella che ha interessato il mondo degli elettrodomestici.
 
 
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Su molti modelli di lavatrice dotate di display digitale, sul quale in base al ciclo di lavaggio impostato, compare il tempo residuo per terminarlo, può capitare che improvvisamente lo scorrere del tempo, si blocchi, per poi riprendere solo dopo essere trascorso un lasso di tempo variabile.
 
 
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L’impiego del vapore nella lavatrice comporta un notevole vantaggio in termini di qualità del lavaggio e sterilizzazione dei tessuti, diversi oramai sono i produttori che impiegano questa tecnologia nelle loro lavatrici.
 
 
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Abbiamo già avuto modo di affrontare il tema del cestello della lavatrice che non gira, ed abbiamo individuato come causa principale quella delle spazzole o carboncini consumati.
 
 
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Lo sportello della lavatrice che non si apre al termine del lavaggio è sicuramente un guasto abbastanza noioso, in quanto non solo non ci permette di utilizzarla, ma essendo che si verifica spesso al termine di un lavaggio, ci troviamo ad avere gli indumenti all’interno del cestello e quindi non possiamo recuperarli.
 
 
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Oltre ai guasti o alle anomalie nel funzionamento della lavatrice, che abbiamo trattato in vari articoli o video, si possono verificare delle rotture di elementi, appartenenti alla sua struttura, quindi non prettamente funzionali, che la rendono inutilizzabile. Uno di questi, che spesso si verifica è quello relativo, in linea generale alla maniglia dello sportello.
 
 

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